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Racconti di viaggio » Grecia

Grecia continentale

di Gabriele Elisa Giulia Costadura

Vacanza attraverso i miti e le bellezze paesaggistiche della Grecia continentale


Grecia continentale23/06/07 FARIGLIANO - ANCONA
Partiamo da Farigliano alle 8 e, da gonzi, imbocchiamo la nuova autostrada AT – CN a Cherasco: tutto bene, peccato che ci porti in direzione Cuneo perché la deviazione per Asti non è stata ancora costruita. Usciamo appena possibile (a Marene) e torniamo sulla nostra rotta. Imbocchiamo la nuova autostrada raggiunta Alba e verifichiamo che, tutto sommato, scorre molto meglio della vecchia statale (ci vuole poco) permettendoci di arrivare ad Asti est verso le 9. Tutto fila liscio fino alla famigerata A1 che ci attende sorniona con il suo temutissimo caos di macchine provenienti come siluri dal nord e dirette senza indugio ad alimentare l’ingorgo perenne di Bologna. I pannelli indicano code a tratti, ma mi piacerebbe approfondire il concetto di coda a tratti con i simpatici addetti. Il traffico è intenso, ma fino a Modena in qualche modo si procede, poi si finisce di scherzare, ci si pianta in un blocco pressoché totale e si avanza a passo d’uomo. Siamo a Modena alle 11,30; arriviamo a Bologna alle 12,30. L’immagine del traghetto che salpa sull’azzurro mar Adriatico lasciandoci a terra con un palmo di naso si concretizza sempre più nelle nostre menti surriscaldate dai nervi e dal calore dell’asfalto bollente su cui non riusciamo a spostarci di un palmo. La radio sintonizzata su onda verde ci viene miracolosamente in aiuto con un consiglio apparentemente azzardato: uscire sulla tangenziale di Bologna al tristemente famoso svincolo di Borgo Panigale. Tentiamo la mossa della disperazione ed effettivamente, proseguendo a singhiozzo, ma vivaddio muovendoci, superiamo il mega ingorgo di Bologna e la speranza riaffiora. Dopo Imola il traffico diventa più scorrevole e giungiamo ad Ancona a dispetto delle più rosee previsioni alle 15,30, addirittura in tempo per farci depredare nel solito autogrill dove paghiamo un panino al prezzo di un pranzo intero. Al porto di Ancona indicazioni a dir poco approssimative ci fanno descrivere un percorso tortuosissimo a dispetto delle dimensioni ridotte del porto, ma alla fine raggiungiamo l’agognato traghetto della Minoan Line e ci imbarchiamo in direzione Igoumenitsa. Depositata la macchina in garage e sistemati i bagagli nella confortevole cabina prenotata via internet, assisto alla partenza della nave, finalmente in relax, seduto sul bordo assaporandomi il vento caldo che giunge dal mare e i riflessi del sole sull’acqua..Immerso in questa pace, penso al nonno Edoardo, a quante volte avrà assistito a immagini simili e provato analoghe sensazioni nelle sue partenze invero molto meno vacanziere e più avventurose. Ci sistemiamo in cabina e dopo una lauta cena, diverse partite ad Uno sorseggiando una tazza enorme di yogurt al miele e froccino gelato, ci abbandoniamo al meritato riposo, cullati dal dolce rollio della nave.

24/06/07 IGOUMENITSA – IOANINA – KATRAKI (METEORE)
Arriviamo ad Igoumenitsa in orario, 9.15 ora locale e imbocchiamo subito la strada in direzione Ioanina. Il paesaggio è come ce lo aspettavamo: brullo e arido, simile alla Sardegna, ma più montuoso. La strada si inerpica lungo ampi tornanti e si alterna a tratti con la nuova autostrada che una volta terminata correrà quasi rettilinea perforando le montagne in un continuo susseguirsi di moderni tunnel. Giungiamo a Ioanina sognando di trovare refrigerio nel lago che la lambisce, ma prima la lettura della guida, poi la vista stessa dell’acqua del lago ci riportano alla realtà: acque putride, sponde inavvicinabili. Parcheggiamo appena all’esterno della cittadella in corrispondenza della zona dedicata ai taxi e ci avventuriamo a piedi all’interno tra le tipiche case bianche con gli infissi colorati fino al punto culminante del promontorio dove si apprezza una discreta vista del lago che grazie alla distanza appare addirittura pulito. Pranziamo a base di kebab di maiale ed insalata greca, un menù che si riproporrà costantemente, e poi ripartiamo costeggiando il lungo lago in direzione Metsovo – Kalambaka. Trascuriamo le grotte di Pèrama e saliamo in quota ammirando il bel panorama di Ioanina circondata dal lago. La strada è tipicamente di montagna, e vale la pena percorrerla, come da suggerimento della guida, rinunciando al tunnel sebbene questo faccia risparmiare un bel po’ di strada. Viaggiamo attraversando boschi di conifere e giungiamo non senza stupore, visto il caldo della giornata, sulla sommità in corrispondenza di alcune stazioni sciistiche. Un punto molto panoramico. La strada prosegue attraverso continui saliscendi fino a Kalambaka che appare improvvisamente dopo un rettilineo, circondata dalle sue caratteristiche formazioni rocciose. Ci sistemiamo in un campeggio provvisto di una provvidenziale piscina a Katraki, proprio a 2 passi dalle Meteore. Piscina dove, piazzata velocemente la tenda, ci tuffiamo per rinfrescarci dopo il viaggio. Acquistiamo un po’ di frutta per la sera e approfittiamo del tempo ancora disponibile per capire qualcosa di più di queste Meteore e dei monasteri sopra edificati. La guida suggerisce di raggiungerli a piedi e sicuramente l’approccio riuscirebbe più suggestivo, ma una volta verificato il comodo accesso stradale, ci arrendiamo alle tentazioni della modernità adducendo la scusa del poco tempo per nascondere il vero motivo: la scarsa voglia di affrontare il cammino. Per le stesse ragioni (tempo e voglia), tra i tanti monasteri accessibili s’impone la necessità di operare delle scelte: selezioniamo pertanto i tre che ci appaiono più rappresentativi e tra l’altro posizionati sulla stessa strada, a distanza di pochi tornanti. Approfittando del tempo ancora a disposizione ci rechiamo in macchina per studiare la situazione e osservarli all’imbrunire, avvolti dalla suggestiva luca del tramonto. Mentre ci avviamo verso il campeggio, sulla strada del ritorno una tartaruga ci attraversa la strada e obbliga ad una sosta supplementare noi e una coppia in motorino giunti in senso inverso, tutti fermi ad osservare il suo lento incedere incurante dei ritmi frenetici del mondo. Al campeggio ceniamo in compagnia di una coppia di conigli per nulla preoccupati della nostra presenza, di un’altra tartaruga e di una famiglia di gatti che riesce ad impietosirci al punto di spuntare una scatoletta di tonno.

25/06/07 KATRAKI (METEORE) - ITEA
Dopo una sveglia discretamente mattutina ci apprestiamo a visitare i monasteri. Iniziamo dal più grande e lontano (si fa per dire, sono a pochi km l’uno dall’altro): Megàlou Meteòrou (la Grande Meteora), poi Varlaàm e per ultimo Roussànou (Agias Varvàras). La suggestione della visita derivai più dalla posizione dei monasteri che non da quello che scopriamo nei loro interni, in parte restaurati e comunque sempre affollati di persone. Abbiamo apprezzato comunque gli affreschi delle chiese, specie quelli di Varlaàm e Roussànou e il locale cucina della Grande Meteora, con il forno utilizzato per cuocere il pane e l’aria vissuta, con le pareti ancora annerite dal fumo del focolare. Concludiamo la visita dei tre monasteri in mattinata, ritagliandoci ancora il tempo per smontare la tenda e partire in direzione Lamia via Kardhitsa. Superato mezzogiorno la temperatura si fa arroventata; corriamo lungo una piana arida e soleggiata solcando un’aria bollente che cuoce le braccia esposte al vento fuori dal finestrino come un forno ventilato. Fatichiamo a trovare un posto per fermarci a mangiare e dobbiamo accontentarci di una locanda annessa ad una stazione di servizio poco prima di Domokos dove ci consoliamo con la solita Greek salade e bevande fresche. Dopo esserci rifocillati, riprendiamo la via in direzione Delfi. Ci risparmiamo la deviazione verso le Termopili su consiglio della guida (il passo risulta irraggiungibile e la targa e la statua commemorativa sembra siano in un punto poco suggestivo) e ci arrampichiamo decisi verso Itea. La strada non è particolarmente ripida, ma sale progressivamente per poi scendere e risalire nuovamente. La Peugeot dall’alto dei suoi 250.000 chilometri, non apprezza particolarmente il percorso nella calura estiva e fa poco per nasconderlo. In effetti fuori ci sono 40°C e la lancetta della temperatura dell’acqua nel radiatore si avvicina in maniera preoccupante al rosso dei 100°C facendoci temere una sosta forzata. Alla fine, stringendo i denti noi, e i pistoni lei, arriviamo ad Itea senza soluzioni di continuo del viaggio. Sono le 16, troviamo un discreto campeggio poco oltre la località di Kirra, piazziamo la tenda, facciamo un bagno ristoratore e cerchiamo di visitare Delfi a fine giornata senza il calore insopportabile del pomeriggio. Ci riusciamo però solo in parte. Il museo e la parte superiore della città restano fuori dalla visita per questioni di tempo e nulla hanno potuto i miei tentativi contro le imprecazioni di una custode cariatide, molto nervosa e preoccupata di non sforare nemmeno un secondo sull’orario di chiusura. Pazienza, ci consoliamo godendoci pressoché in solitudine, senza il solito affollamento di turisti, la visione suggestiva di queste rovine arroccate in mezzo alle montagne in perenne contemplazione della pianura sottostante che accoglie l’immensa distesa arborea che a buona ragione viene definita il mare di ulivi sacri ad Apollo. Torniamo al campeggio sferzati dal solito vento bollente e terminiamo la giornata cenando ad Itea, rigorosamente a base di pesce.

26/06 ITEA – ATENE
Dopo la sveglia, prima della colazione, ci concediamo un bagno tonificante, nelle fresche acque del mare, poi smontata la tenda e fatti in macchina 2 chilometri lungo la costa ci fermiamo in vista di un posto decente per una mattinata di bagni e sole intervallati da palleggi a beach volley. La spiaggia non è eccezionale, ma l’acqua è pulita e abbiamo voglia di riposarci. A mezzogiorno (la nostra ora) si parte e chiaramente fa un caldo boia. Percorriamo la strada attraverso il mare degli ulivi sacri ad Apollo, per inerpicarci sui tornanti diretti a Delfi con un occhio al panorama e l’altro al termometro dell’acqua della macchina, stabilmente fisso oltre i 90°C: nelle immediate vicinanze della parte rossa dell’indicatore, ma per fortuna senza superarla. Oltrepassiamo Delfi ed arriviamo ad Arakova, una ridente cittadina di montagna con case tipiche in pietra, votata al turismo invernale che si fa notare per lo stridente contrasto tra i 40°C di temperatura e le attrezzature da sci e l’abbigliamento da montagna esposti nei negozi del centro. Qui ci concediamo una sosta pranzo sotto il pergolato di un locale. Ripartiamo alla volta di Atene attraversando campagne arse o, quando coltivate, continuamente bagnate artificialmente dagli irrigatori a pompa. Arriviamo ad Atene intorno alle 15,30, imbocchiamo la tangenziale e puntiamo verso il centro. Osserviamo la periferia della città con il pregiudizio di chi ha ascoltato e letto commenti davvero negativi sull’impatto con Atene, ma nonostante ciò rimaniamo sorpresi dal trovarla meno sgradevole di tante altre periferie di città europee anzi quasi allegra. La sensazione sgradevole ci giunge invece a causa dell’approssimazione della segnaletica stradale: vaghiamo abbastanza spersi, fino a seguire un’indicazione zentrum. Da qui, dopo una piratesca inversione ad U, realizziamo di aver imboccato la strada giusta più che per la presenza di segnaletica, per il materializzarsi davanti a noi della collina dell’Acropoli. La sensazione ricavata dall’esperienza di questo ingresso in Atene è che in questa città guida e orientamento, per essere efficaci, debbano basarsi prima di tutto sull’istinto che non sul ragionamento. E non parliamo del traffico! Sono necessari un’estrema attenzione e una notevole capacità predittiva per intuire la direzione che le decine di motorini impazziti prendono zigzagando tra una corsia e l’altra sfrecciando da tutte le parti attorno alla nostra macchina, anche se ad onor del vero il traffico che abbiamo incontrato nonostante fosse caotico, è sempre stato abbastanza scorrevole: non abbiamo mai trovato nessun ingorgo.
Con la logica sopra enunciata, cioè più con l’istinto che con la ragione, riusciamo ad arrivare alla fine ai piedi dell’Acropoli, nel quartiere della Plaka. Avvistiamo un albergo consigliato dalla guida (Tellara) che ci lascia una buona impressione come rapporto qualità prezzo, ma non ha stanze a disposizione per ospitarci. Cerchiamo a piedi un’altra soluzione, visto che la zona è quella giusta per vicinanza al centro storico e la troviamo, dopo un rapido consulto, all’hotel Partenon, a 500m dall’Acropoli ad un prezzo accessibile: 120 euro stanza climatizzata e prima colazione. Stanza molto bella, ci trovano un parcheggio gratuito di fronte all’uscita, siamo nel quartiere della Plaka, a due passi dall’acropoli: cosa volere di più?
Dopo una rapida sistemazione in camera, usciamo per visitare l’acropoli, ma ci attende un’amara sorpresa: il sito è chiuso a causa del gran caldo e sarà visitabile solo di mattina. Effettivamente il vento caldo imperversa e a tratti toglie il respiro. All’inizio pensavamo fosse normale, ma adesso realizziamo che così non è. In questi momenti qualsiasi tipo di liquido ingurgitato, è in grado di suscitare sensazioni paradisiache: l’acqua è sempre acqua, la birra è sempre birra, ma mai le ho potute assaporare con così gusto. S’impone un cambio di programma, nemmeno troppo sgradito: ci dedichiamo ad un rilassante tour di shopping nella Plaka non disdegnando eventuali monumenti dell’Atene classica come la porta di Adriano ed il tempio di Zeus Olimpo, ma dall’esterno perché causa il gran caldo è tutto chiuso. La Plaka è stupenda: un dedalo di viuzze strette tra casette tipiche inframmezzate da qualche monastero bizantino e un continuo brulichio di persone a percorrerle. Lo shopping regna sovrano, mi concedo addirittura, mentre le donne sono impegnate altrove, l’ingresso negli shop center dell’AEK (dove distruggo l’obiettivo della reflex, mannaggia a me!!), del Panathinaikos (dove acquisto una maglietta) e dell’Olimpiakos Pireo. Concludiamo la giornata con una cena in un locale caratteristico sotto una caratteristico pergolato, ascoltando musica caratteristica, mangiando il caratteristico souvlaki e una macedonia non caratteristica, principesca costituita da una montagna di frutta fresca tagliata a cubetti. Torniamo verso l’albergo che ormai è notte, mentre le stradine della Plaka se prima brulicavano, adesso diventano pressoché intasate di persone che passeggiano e affollano i numerosi locali. La nostra stanza condizionata ci aspetta e ci regala una notte di delizioso riposo alla faccia dei 40°C e del vento bollente stile ghibli che domina la notte ateniese.

27/06 ATENE-NAUFPLIO
Affrontiamo con dedizione e impegno la colazione a buffet messa disposizione dall’albergo e, durante le operazioni di pagamento, parlando del più e del meno, vengono confermati i nostri sospetti sull’eccezionalità del caldo di questi giorni. Qualcuno parla addirittura di termometri arrivati a 45°C. Usciamo verso le 8 e ci dedichiamo subito all’Acropoli che a causa del caldo sappiamo chiuderà verso le 14 e che comunque è raccomandabile visitare nelle ore più fresche o, per meglio dire, meno torride. L’ingresso dai Propilei è emozionante nonostante sia già preso d’assalto da una folla nutrita di turisti: in questi luoghi la fantasia prende spesso il volo nella ricerca di immaginarne l’aspetto originale e da un lato l’affollamento odierno penso non si discosti molto, con un po’ di immaginazione, da quello di un tempo. Giunti sulla sommità realizziamo con un pizzico di delusione che né il Partendone, né l’Eretteo sono visitabili dall’interno. Stimolato dalla guida mi soffermo in una trance mitologica alla ricerca dei fori provocati dalla lancia di Poseidone sulla roccia dell’Eretteo, ma vengo ingiuriato dalle mie donne che mal sopportano queste licenze fantastiche sotto il sole cocente. Dall’Acropoli si domina Atene e si gode una vista stupenda dell’intera città e delle zone circostanti, ma si verifica anche visivamente l’alto tasso d’inquinamento che incombe sulla città sottoforma di nube giallognola. Il museo dell’Acropoli conserva qualche reperto interessante, ma in verità ci aspettavamo una collezione più ricca. Stesso discorso per il museo archeologico di Atene che raggiungiamo con il metrò: purtroppo le cose più interessanti sono state sottratte tutte, soprattutto dagli inglesi. Usciti dal museo ci fermiamo per un breve spuntino, più per sederci un momento che per placare una fame invero abbastanza lieve data la calura e poi ripartiamo lasciando Atene in direzione Epidauro. Utilizzando il solito orientamento d’istinto usciamo senza grosse difficoltà dalla città e ci dirigiamo ad ovest percorrendo l’autostrada verso Corinto per un tratto relativamente breve e, subito dopo il canale, piegando a sud, imbocchiamo una bellissima strada tutta saliscendi che seduce sia per il verde delle pinete, che per le incantevoli calette che costeggia lungo il suo percorso sonuoso. Arriviamo ad Epidauro verso le 16. Il programma avrebbe previsto una sosta in un campeggio sul mare di almeno una notte in aggiunta alla visita al sito archeologico, ma le spiagge non ci soddisfano a sufficienza e di conseguenza puntiamo verso Naufplio. Prima però è d’obbligo la visita al teatro di Epidauro. Purtroppo riusciamo a malapena ad arrivare in cima ai gradoni dell’anfiteatro e tirare un momentino il fiato che, a causa di un incendio sviluppatosi nelle vicinanze, gli addetti alla sicurezza ci costringono a tornare velocemente sui nostri passi evacuando la zona e di conseguenza impedendoci nostro malgrado la visita alle rovine del tempio di Epicureo, il tempio della medicina, una delle tappe più suggestive del nostro viaggio. Timorosi di trovarci la strada per Naufplio sbarrata dal fuoco risaliamo veloci sulla macchina e, dopo aver assistito all’opera degli aerei antincendio nelle operazioni di spegnimento del fuoco che già minacciava un albergo e alcune case, continuiamo il nostro viaggio verso sud in un caldo veramente soffocante. La dimensione del calore che ci avvolge è evidenziata dal bruciore che si prova a mettere il braccio fuori dal finestrino della macchina: impressionante. Tutto il paesaggio all’esterno è arso da questa calura e osservando l’erba gialla attorno si ha l’impressione di viaggiare attraverso un immenso pagliaio, che non si capisce per quale strano tipo di miracolo non abbia ancora preso fuoco. Osservando in lontananza qualche incendio, ma per fortuna senza affrontare grossi pericoli riusciamo a soddisfare appieno le nostre aspettative riguardo al campeggio scovando, nelle immediate vicinanze del un sito archeologico di Assimi, il Camping Kastraki ad est di Tolo: bella spiaggia, acqua stupenda, scogli invitanti, ambiente tranquillo e pulito.

28/06 KASTRAKI e dintorni (MICENE, TIRINTO)
Passiamo una mattinata di sole e mare a Kastraki tra esplorazioni del fondo marino e della costa e partite di beach volley. Al pomeriggio decidiamo di visitare i siti archeologici più vicini, in particolare Micene con il tesoro di Atreo e la porta dei leoni di cui abbiamo informazioni particolareggiate tratte dai libri di testo di Giulia. Conclusa con ampia soddisfazione la visita del sito archeologico ci ristoriamo con una spremuta di arance fresche presso un chiosco. Il pomeriggio è ancora lungo, ma c’è un caldo talmente insopportabile che decidiamo, dopo un’attenta lettura della descrizione delle guide, di ridimensionare i nostri progetti e di sacrificare la visita di Argo, a favore di Tirino, più raccolta e, soprattutto, più sulla strada del ritorno al campeggio. E Tirinto non ci delude avvolgendoci con la suggestione delle sue mura spessissime, dei particolari cripto portici e del panorama sul golfo che ci fa dimenticare, almeno in parte, a qualcuno di più, a qualcuno di meno (Giulia), la canicola imperversante. Da qui ci concediamo una passeggiata lungo le stradine della graziosa Naufplio, città veneziana con casette bianche, persiane colorate e ricca di fiori. Qui mi concedo il lusso di una sana lettura della Gazzetta dello Sport: tenersi aggiornati anche all’estero è comunque fondamentale. Torniamo in campeggio in tempo per un’ultima nuotata e poi concludiamo in bellezza con una cenetta nella taverna vicina gustando insalata greca, polipo, grigliata di pesce e dolce per un totale di 65 euro.

29/06 CAMPING KASTRAKI e basta!!
Passiamo una giornata di sole e mare con l’unica divagazione dall’ozio più totale una passeggiata tra le rovine di Assimi, il sito archeologico adiacente il campeggio. Ma nel momento di realizzare il progetto, vale a dire dopo pranzo, l’ozio prevale sulle donne e mi tocca di avviarmi solitario verso la collinetta a picco sul mare. Affronto i sentieri tra l’erba bruciata dal sole accompagnato dalla sonorità delle cicale, alla scoperta di un muro di cinta, qualche pozzo sbarrato a protezione degli imprudenti, una lunga regale scalinata che mi conduce al palazzo più in vista della rocca e di qui alla sua sommità raggiunta perché non si può arrivare ad un passo dalla cima, qualsiasi cima si possa trattare, senza cercare in ogni modo di mettervi piede. Poche cose in verità, ma un’atmosfera forte che trasmette palpabile l’immagine della vita che un tempo permeava quel luogo, luogo popolato da genti pacifiche e sagge, annientate da un nemico più determinato e brutale. Torno sui miei passi in direzione del campeggio avvolto da una sensazione di serenità offuscata però da una punta di mestizia nel percepire il messaggio di un destino dove è sempre il più forte, il più prepotente ad avere la meglio e a soccombere è spesso la civiltà.
E’ metà pomeriggio, decidiamo di fare una puntata sulle spiagge ad ovest alla ricerca di una zona dove poter fare i fanghi, ma il luogo non ci esalta e la descrizione di un nostro vicino di campeggio ci conferma di non aver perso nulla di fondamentale. Torniamo alla nostra tenda, convinti di aver trovato la zona migliore della costa per dedicarci ancora qualche ora al beach volley, alla lettura di libri e guide e ad un’ultima esplorazione del fondo marino. Concludiamo la serata dopo cena con birra, ouzo, carte e paroliere.

30/06 NAUFPLIO – SPARTA – GITHIO
Dopo il bagno mattutino smontiamo la tenda, ci rituffiamo in mare alla ricerca di un po’ di refrigerio e salutiamo la bella spiaggia di Kastraki ripartendo diretti verso sud. Procediamo però a rilento, è giorno di mercato e fatichiamo non poco a districarci dal traffico di Naufplio. Preleviamo al bancomat, ma è taccagno e ci concede solo 200 euro: dovremo trovarne un altro più avanti, qui le carte di credito non sono tanto di moda! Proseguiamo lungo una strada tortuosa che s’insinua in mezzo ad aride, ma spettacolari montagne: Elisa patisce la macchina e rallenta la marcia. Poi, dopo una sosta, si addormenta così profondamente da concederci la possibilità di recuperare il tempo perduto. Ci godiamo il viaggio con Giulia osservando la bellezza del paesaggio dell’Arcadia. Superiamo Tripolis e facciamo tappa a pochi chilometri da Sparta per mangiare qualcosa in una taverna spartana…. in tutti i sensi. In ogni caso mangiamo discretamente con poca spesa (22 euro in tre). A Sparta, lo sappiamo bene, non c’è praticamente nulla da visitare, ma prima di immergerci nel verde delle colline circostanti per la visita della straordinaria Mistra, la attraversiamo ugualmente lasciandoci suggestionare dal carisma derivato dalla sua storia tanto gloriosa.
Arrivati a Mistra affrontiamo la salita delle stradine di accesso con umori opposti: dalla mia esaltazione nell’affrontare l’antico acciottolato, allo sconforto di Giulia nel constatare che le tocca una scarpinata faticosa. Concordiamo tutti comunque sul fatto che vale la pena fare quattro passi tra queste testimonianze attraverso chiese bizantine ricche di affreschi medioevali e antiche case alcune decisamente diroccate, altre ancora discretamente conservate. Passati alcuni quartieri arriviamo ad Aghia Sofia dove è d’obbligo separarci momentaneamente: siamo nella parte alta della città e oggettivamente anche la parte più restia a camminare ha dato il suo contributo positivo per la riuscita della gita; ma le rovine del castello sul crinale in alto sono troppo a portata di gamba per farmi rinunciare alla risalita. Pertanto con buona pace di tutti, forse un po’ meno di Elisa che magari avrebbe anche gradito seguirmi, ci dividiamo: le donne a godersi il panorama, io a godermi la salita fino alla conquista delle mura del castello. Concludiamo la visita ammirando il convento popolato più da gatti che da religiosi e, ripresa la strada verso sud, giungiamo in un’oretta scarsa a Githio, paese carino situato sul golfo, antico porto dell’antica Sparta, giusto a metà strada tra la regione del Mani e la città di Monemvassia. Ci fermiamo al camping Mani beach, attratti dallo sconto offerto ai clienti delle Minoan Lines; la guida ne consigliava altri e forse aveva ragione: il posto è pulito, ma i servizi sono mediocri. La spiaggia è molto bella, anche se meno bella di quella di Kastraki, e ha la particolarità di essere utilizzata dalle tartarughe marine per nidificare e deporre le uova. Strane impalcature di legno costruite dai naturalisti, segnalano la presenza dei nidi in modo da proteggerli da turisti grossolani o distratti. Ceniamo in un ristorantino seduti ad un tavolo posizionato all’esterno sul lungomare a base di moussaka e un bidone di fritto misto di pesce terminato a fatica, ma non senza soddisfazione e osservando un festoso passaggio di un corteo nuziale.

01/07 VISITA DEL MANI
Non facesse così caldo, meno caldo di qualche giorno fa, direi di essere capitato in Bretagna, dalle parti di Cap Frehel per esempio. Lo scenario è incredibile, da fine del mondo (ma certo, da Finistère) o da ingresso nel mondo degli inferi, come tramandano alcune leggende; un promontorio brullo, roccioso, costellato da case – torri contornato da un mare inquieto tenuto a bada da scogli spigolosi e calette da sogno formanti angoli pittoreschi dove il verde azzurro del mare contrasta con il colore delle rocce e con il bruno dell’erba bruciata dal sole. Una stradina tortuosa costeggia il mare per inerpicarsi lungo i versanti attraversando paesini quasi fantasma dominati dalla caratteristica struttura a torre della maggior parte delle case e poi ridiscende verso il mare. Per poi risalire ancora fino al punto più a sud dell’Europa, termine ultimo della strada asfaltata che, in un ambiente decisamente selvaggio, ci sorprende con la presenza (preannunciata invero dalla guida) di una taverna a disposizione per un pranzo ristoratore e qualche bevanda dissetante. Ci separano dal faro che rappresenta il punto più a sud dell’Europa appena 25 minuti di cammino in lieve pendenza (guida alla mano). Si innesca una lunga contrattazione con Giulia per riuscire a centrare l’impresa di arrivare alla meta tutti insieme. Alla fine giungiamo ad un faticoso accordo: si raggiunge senza lamentele capo sud, in cambio si sacrifica la visita programmata il giorno successivo a Monemvassia. Affare fatto, con rammarico, ma mi devo piegare: mia figlia deve avere del sangue di Ferenghi che la sostiene quando mercanteggia! Preso l’impegno, giungiamo senza eccessivi sforzi alla meta: dal terrazzino del faro il mare si presenta di un blu profondo che se da un lato invita ad un tuffo e ad un giro di snorkelling, nel medesimo tempo impone prudenza e rispetto. Dopo le foto di rito a suggellare l’impresa compiuta, torniamo verso l’auto, non senza però sostare, questa volta senza timore, presso una caletta con un’acqua tanto azzurra quanto fredda, per un tranquillo giro di snorkelling tra pesci multicolore e stelle marine. Ceniamo in campeggio a Githio.

02/07 GITHIO - STOUPA
Il piano di viaggio avrebbe previsto una sosta di qualche giorno a Githio, ma il campeggio non ci piace e, dal momento che le trattative di capo sud hanno imposto il sacrificio di Monemvassia, vengono meno le ragioni di prolungare qui la nostra permanenza, pertanto ritiriamo la tenda e caricata la macchina torniamo nel Mani, che tanto ci è piaciuto, per un giorno di mare e per successivamente guadagnare un po’ di strada verso nord lungo la strada del ritorno. Dopo aver sguazzato nel mare in due baie con acqua trasparente verde e blu e ciottoli bianchi, dopo aver divorato un secchio di insalata greca, dopo aver ammaestrato un gruppo di mosche (il caldo a volte gioca brutti scherzi) ripartiamo dirigendoci verso nord salutando l’Exa Mani con un po’ di rimpianto. Superiamo Areopolis e ritroviamo il mare costeggiandolo fino alla bellissima spiaggia di Limeni, poi la strada ritorna verso l’interno attraversando paesini di rara bellezza fino a tornare sul mare a Stoupa, paesino decisamente turistico, ma grazioso con 2 belle spiagge dalla sabbia fine. E’ il posto giusto per fermarci due giorni, dal momento che anche se non segnalato, esiste oltre al campeggio Delfinii molto defilato, un campeggio all’interno del paese a due passi dalle spiagge. Dopo esserci sistemati concludiamo la serata in un ristorantino con terrazza e vista su mare (tramonto sfumato per il solito ritardo) e su paesini arroccati sulla montagna illuminati come costellazioni: la cena eccellente a base di pesce ed il prezzo contenuto (37 euro).

03/07 STOUPA
Abbiamo qualche problema con i bancomat che sembra non abbiano troppa voglia di mollare l’osso (nel senso del contante greco), temiamo di avere un tetto massimo di prelievo davvero risicato: ci ripromettiamo di fare ancora qualche verifica. Passiamo da veri turisti balneari tutta la mattinata sulla spiaggia di fronte al campeggio, facciamo una tappa mangereccia a base di pasta in campeggio e ripartiamo veloci con la macchina per la baia dei delfini che dista ¾ chilometri da Stoupa. Nel tragitto adocchiamo un bancomat e facciamo un tentativo che ci frutta 200 euro: ossigeno puro. Rilassati per il portafoglio finalmente rigenerato, dedichiamo il pomeriggio a bagni di sole, di acqua, beach volley e snorkelling. Cena dal solito posto: Akroyali ad osservare il mare ed i paesi sulla montagna e a mangiare ottimo pesce.

04/07 STOUPA – KALO NERO
Smontata la tenda a malincuore, ci concediamo ancora una passeggiata sul lungomare, facciamo un po’ di spesa al supermercato, mi concedo ancora un bagnetto ristoratore saggiando nuovamente la temperatura decisamente fresca dell’acqua e poi ripartiamo in direzione Kalamata. Svoltiamo per Messinii tagliando il tratto di costa tra Coroni e Methoni per motivi di tempo, nonostante immaginiamo possa essere molto bello, attraversiamo una zona densa di aranceti con bancarelle ad esporre i frutti maturi apposta per tentarci ad acquistarli: ma cosa ce ne faremmo di un sacco di arance in macchina con 40 gradi di temperatura? All’altezza della baia di Navarino rivediamo il mare e ci concediamo una sosta per il bagno e per mangiare qualcosa. Poi ripartiamo alla scoperta della famosissima spiaggia di Vaidolikilla e della grotta di Nestore; arriviamo nei pressi e parcheggiamo la macchina al termine di una strada sterrata: quella sbagliata. Ne esiste un’altra più avanti che porta più vicino alla spiaggia facendo risparmiare la passeggiata lungo la palude, affascinante, ma lunghetta. Arrivati alla spiaggia e ammirato lo spettacolo di colori della baia non possiamo resistere alla tentazione di una sosta. Ne approfitto per fare una puntata in solitaria alla grotta di Nestore, un antro tanto attraente quanto inquietante situato a metà altezza nella rocca che sovrasta la spiaggia. Il sentiero è abbastanza evidente ed in un quarto d’ora circa guadagno la meta e, oltre al fresco dell’interno (ma ci vorrebbe una torcia elettrica che non ho) mi godo anche il panorama della costa. Al ritorno mi concedo un meritato bagno questa volta in compagnia. Ripartiamo in direzione nord dopo aver visto nella laguna due bisce d’acqua e, superato Calo Nero arriviamo al camping Kalogria (the best camping in Greece, così si auto proclama). Ci accoglie un ragazzo simpatico, tifoso dell’Olympiakos Pireo. Il campeggio è nella media. La spiaggia è bella, a pochi passi dal campeggio con vari nidi di tartarughe, un po’ esposta ai venti: qui ci attardiamo fino all’imbrunire giocando in acqua a beach volley. La serata si conclude con un caffè offertoci dal nostro vicino di campeggio e con un liquorino al bar del campeggio.

05/07 KALO NERO – PREVEZA
Smontiamo la tenda, poi ci sistemiamo in spiaggia fino a mezzogiorno e partiamo alla volta di Olimpia. Arrivati in breve a destinazione mangiamo, poi visitiamo il sito sotto un sole cocente che viene in parte schermato dalla boscaglia che cresce nel sito. La suggestione della zona pervade l’intera visita, momenti particolarmente intensi sono la visita dell’officina dell’architetto Fidia, lo scatto dalla linea di partenza dei velocisti allo stadio, il museo con diversi reperti studiati da Giulia nel corso dell’anno. Quando ripartiamo abbiamo una tirata di 200 km lungo la strada che segue la costa fino a Patrasso. Oltrepassiamo il ponte e incontriamo in successione Messolongi, Amphilonia, Vonitsa, Aktion e, attraversato un modernissimo tunnel, Preveza. Nell’area limitrofa alla cittadina non troviamo campeggi, per cui dobbiamo proseguire con una certa trepidazione verso nord per trovarne uno. Ci sistemiamo dopo una quindicina di chilometri al camping Monolita con spiaggia privata da raggiungere attraversando la statale e gestori simpatici che però non conoscono una parola d’inglese. C’intendiamo con il mio francese stentatissimo. Sistemata la tenda ripartiamo verso Preveza per risolvere il problema della cena: la guida indica un locale famoso per le sardine alla griglia e lì puntiamo decisi. La cittadina è affollata e i locali praticamente tutti pieni, compreso il nostro. Ci tocca aspettare le nostre sardine un’oretta durante la quale giriamo stancamente i negozi del centro, tutti aperti fino a tardi. Finalmente alle 22,30 passate si libera un tavolo e possiamo gustarci la specialità del posto. Tornati al campeggio il solito Ouzo conclude la giornata.

06/07 PREVEZA – IGOUMENITZA
Sistemiamo per l’ultima volta prima dell’imbarco la macchina caricando tenda e accessori vari, poi trascorriamo la mattina alla spiaggia del campeggio sfidando un vento robusto che soffia deciso dal mare, ma che non ci impedisce il nostro solito bagno e qualche comico e goffo tentativo di beach volley. Poi ci dirigiamo verso Parga dove ci fermiamo a mangiare. Parga è veramente stupenda ma troppo affollata per i nostri gusti ormai viziati dalle spiagge deserte del Mani per cui , nonostante il colore invitante dell’acqua e le calette con faraglioni a portata di bracciata, decidiamo di spostarci per il bagno nelle spiagge indicate dalla guida di Arilla e Karavostasi, situate più a nord. Scelta vincente, anche se l’acqua limpida di un blu intenso ci riserva la sgradita sorpresa di essere tremendamente fresca. Passiamo il resto del pomeriggio a divertirci tra le onde, poi ci spostiamo verso Igoumenitsa: prima dell’arrivo ci fermiamo ancora a Sivota, ridente paesino turistico dove ceniamo all’italiana a base di pizza e pasta. Ripartiamo per Igoumenitsa che è quasi l’imbrunire seguendo la strada che costeggia il mare, osservando scorci incantevoli a giusta chiusura di un anello che seguendo il contorno delle coste ci ha portato alla scoperta dell’incantevole Grecia classica.

 

 

Commenti



09-07-2009
.... solo una scommessa con amici, ci siete tornati in Grecia o ci tornerete ancora?

Paolo

Paolo




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